MAI SENZA IL MARE

giovedì, 03 luglio 2008




Son tante, probabilmente troppe, le immagini dentro agli occhi. Han sapore di brezza, di passi, di vento, di afa, di ore giocate al casinò del tempo. Sembra ci sia tregua, quella specie di resa ai giorni che scorrono seguendo un canale prefabbricato. Si rema con lo sguardo basso sull'acqua, non alzato verso l'orizzonte nè verso la riva. Un viaggio del cibo attraverso l'esofago deglutito con una masticazione approssimativa, senza indugi sul sapore, sulla consistenza e sulla quantità. Non si registrano scosse, si evita di fermarsi al check-in dei pensieri, delle emozioni, delle domande, delle risposte, del cuore. Si diventa muli da sopravvivenza. Come si fa -mi chiedo- a vivere con il metro sempre a portata di mano, per prendere le giuste misure o le dovute distanze.

Preferisco esser soltanto un mulo, già...un mulo.

Giorno per giorno, un passo dietro l'altro. Rettilinei e dossi. Intensamente, ogni instante, ogni sorriso, ogni magone, ogni risata, e anche ogni lacrima quando scorre. Corse e fatiche che assottigliano i fianchi ma acqua che sgorga dalla roccia esuberante, entusiasta del suo cantare, fiume in piena nell'appassionata discesa verso il mare.

Il cuore, già...il cuore.

Da quando inizia a battere lo dichiarano il motore principale di un essere vivente, ma questa è soltanto una certezza medica non valida per tutti i prestiti concessi agli altri usi. Difatti, alcuni lo rivestono di isolante termico, lo quarantenizzano per svariate cause, spesso, in piena antitesi tra loro, qualche volta imbastite soltanto per sedare personali insicurezze. Importanti, non v'è dubbio, però sono cavallette divoranti per chi le genera e per chi le subisce. Quando un bimbo è incerto sulle gambe nei primi passetti, alle prime cadute ha timore di proseguire. Prova e riprova a camminare perchè quello è l'unico modo per arrivare a un orsetto, a una leccornia, al biberon, a una sedia. E' la vita che inizia vestita da gioco. E' la vita, poi,  che prosegue, arricchita dagli anni accumulati dietro alle spalle, con le conquiste diventate meno ludiche, con le dinamiche restate assolutamente identiche.

Ieri, già...ieri.

C'era un tram affollato, più di cinesi che d'italiani, c'erano farfalle davanti agli occhi e un rivolo di sudore a farsi strada nel solco dei seni. C'era il mondo che vorrei che dalle cuffiette dell'iPod mi evitava di subire il viociare degli altri. C'era un discorso che stavo scrivendo lungo il tragitto sui cartelloni pubblicitari. C'era la voglia di non arrendermi a niente per non lasciare agonizzare il giorno, e non solo quello.

E così sia...anche domani e domani e domani...

(...magari più principessa che mulo...)

postato da: maisenzailmare alle ore 23:00 | link | commenti (7)
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mercoledì, 28 maggio 2008

A volte, 

cammino a piedi nudi

con poche parole da leccare.

A volte,

mi siedo sui sassi

sulla riva dello stomaco.

A volte,

rimetto le scarpe

e disegno a grandi passi.
postato da: maisenzailmare alle ore 13:05 | link | commenti (15)
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sabato, 26 aprile 2008

(Dice Steiner che il rosso è lo splendore del vivente.) 

 

P A N T A R E I

L’edicolante mi porge il quotidiano. Mi accendo una sigaretta e ho voglia di comprare un minuscolo cane, di quelli che stanno nella borsetta, ma nessuno si faccia venire in mente di regalarmelo, che la mia idea è solo di passaggio. La pioggia ha ceduto il cielo al sole ed entro in un bar per un caffè. Il gruppo di persone in fila alla cassa mi concede il tempo per osservare la vetrina dei dolci. I cornetti hanno la sommità incipriata di zucchero e il cuore strapieno di crema, sembrano modellati dalle mani di un pasticciere che si sia ispirato davanti ai lineamenti di una donna mediterranea. Ne chiedo uno e dopo il primo morso ho i sensi entusiasmati per la notevole soddisfazione. Il buon cibo è emozione ed esperienza, passione e soddisfazione, gioia e memoria. Il buon cibo può restare una costante nella vita anche quando tutte le altre  sono latitanti, anche se "non di solo pane vive l'uomo". Pantarei...A casa ho lasciato la lavatrice in funzione ed è una delle poche cose dell'oggi che funziona perfettamente, ieri, probabilmente, non funzionava neanche, e non c'avevo prestato attenzione, perché vivo sempre in tempi sballati, quasi che buona parte della mia vita non mi appartenga. Pantarei...nel tepore che mi accarezza la schiena e cammino senza sapere dove andranno a fermarsi i passi.

postato da: maisenzailmare alle ore 18:04 | link | commenti (1)
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lunedì, 24 marzo 2008

...ma che parlamme a fà
sempe de stesse cose
pe' ce ntussecà
e nun ce 'ncuntrà ogne vota
c'arraggia 'ncuorpo e chi
jesce pazzo tutt'e juorne pe' capì...(Pino Daniele)

Per una persona che deve sopravvivere ce n'è un'altra che lentamente muore...

postato da: maisenzailmare alle ore 11:53 | link | commenti (7)
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giovedì, 01 novembre 2007


A b b r a c c i o
Il sussurro del vento s'infila tra i fili di pioggia, li sposta, li rende obliqui, li incrocia nell'aria.
Davanti alla finestra, le fronde degli alberi muovono passi di tango su per i rami.
Viva è la natura e gli occhi ne osservano i dettagli, che riescono a stupire ancora.
Viva è la vita nel sapore di un gesto antico e perenne.
Un atto semplice che riconcilia con la vita stessa, magari adesso.

postato da: maisenzailmare alle ore 22:45 | link | commenti (5)
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domenica, 02 settembre 2007

Son segni. Che siano lunghi o spessi non ha importanza. Potrebbero essere chiari come la pelle o viola come come la buccia di una melanzana oblunga, ma nemmeno questo è fondamentale.

Non sono lividi, seppure, qualcuno di essi potrebbe conservare lo stesso indolenzimento a passarci ripetutamente sopra.

Non sono nemmeno tatuaggi, anche se hanno una simile permanenza temporale.

Sono scippi, sono graffi, procurati volontariamente o inconsapevolmente, per egoismo, paura, buona fede, cecità o ingenua disattenzione; in prima persona o da altri, senza usare le unghie, senza spendere il rischio di rammollirle, scheggiarle o addirittura spezzarle. Il qual rischio, sarebbe molto minore rispetto a tanto altro.

A passarci sopra le dita, non si sa dove cercarli, quando il mare non è oceano schiumoso.

Eppure, sembra facile strapparli via, con un morso deciso in mezzo alla vita.

Son segni, per ieri e per oggi. Son segni, fino al cambiar pelle.

(Foto: Hugo Amador)

postato da: maisenzailmare alle ore 11:20 | link | commenti (1)
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domenica, 12 agosto 2007

Passando da Plaza Mayor - Madrid
 
La raggiungemmo attraversando un arco, nella tarda mattinata di un veek-end di Novembre, prima di andare a contemplare i Canaletto al Thyssen-Bornemisza. La piazza, incastrata tra i palazzi, fu costruita da Juan Gomez de Mora nel 1619, al posto di un vecchio mercato. Nell'aria giravano le note dei suonatori di violino, così ben amalgamate al vociare sommesso della gente, da far venire voglia di allungare un passo di tango.
 
Ricordo bene le facce dei mimi, le insegne dei bar, la vetrina di un antiquario. Mi fotografasti mentro ero distratta, scatti su scatti, con la bocca socchiusa, l'espressione stupita,  gli occhi appiccicati agli affreschi sulla facciata della Casa de la Panaderìa. Un palazzo che, nel XVII secolo, era il luogo privilegiato per assistere alle corride, ai combattimenti a cavallo, agli spettacoli teatrali, a vari atti pubblici, alle proclamazioni dei re.
 
Comprammo una montagna di dolci nella pasticcieria, quella sulla discesa a sinistra della strada, prima del Palazzo Reale; ridevo con le mani e il viso impiastricciati di crema, cioccolato e miele, minacciando azzeccose carezze sulla tua polo. Però, fosti più rapido di me, diventando fazzoletto sulle labbra, fra le dita; sotto gli alberi dei giardini, nell'ascensore di cristallo sull'Avenida de America.
 
Nella stanza predominava il colore nero, dal copriletto alle lenzuola di seta, comprendendo le ante dell'armadio a muro, la cornice del maxi televisore ultrapiatto sintonizzato su un canale di musica che dava Chet Baker; le sedie, i numerosi cuscini sparsi su una lunga mensola-comodino; le porte, l'alta testata del letto che correva a tutta parete, le due ante a griglia del balcone in tipico stile giapponese.
 
Di colore nero anche il soffitto e quel che restava libero delle pareti, ma di una sfumatura meno carica.  Il frigobar, invece, alto quasi due metri, era completamente rivestito in pelle rossa, di una tonalità talmente intensa da abbagliare. Il tutto frutto della creatività dell'architetto Arata Isozaki, perchè al buio la mente illumina i pensieri.
 
Nonostante la tecnologia e il designer, per il lungo scrosciare d'acqua, riuscimmo a otturare lo scarico della vasca da bagno in legno. Da sotto la base su cui era appoggiata, l'acqua iniziò a fuoriuscire, inondando il pavimento. Ci sentivamo due ragazzacci alle prese con una marachella. Il sonno lo trascurammo, c'era troppa vita da far entrare nel poco tempo da spendere, prima di tornare a Barajas, chè lì partono senza aspettare.
 
(Foto di Bruno Alves)
postato da: maisenzailmare alle ore 00:03 | link | commenti (9)
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lunedì, 16 aprile 2007

Dove si son fermate le albe?

E' arrivato davanti agli occhi il ricordo di un'alba. C'era la spiaggia e una stradina che divideva gli stabilimenti. C'era il mare e la sabbia tra i sandali. Poche le parole e piccoli i gesti, ce ne stavamo lì a rincorrere la notte, seduti nel fascio di un faro senza far nulla, i respiri sincronizzati con la risacca lieve, il desiderio cucito nelle tasche e un D4 fumato in due.

Quante albe potrei ricordare? Quelle di fronte al Guggenheim o quelle nella campagna toscana, quelle vicino al Colosseo o quelle della nebbia padana, quelle tra le calamarate e i babà o quelle in provenza, quelle dei passi ballati sotto lucciole e stelle.

C'era l'oceano dall'acqua con poco sale che non bruciava gli occhi, la muta stretta e il pimiento dolce e il calimocio, che vomitai assieme alla cena su ogni centimentro del bagno tutto acciaio teck e minimalismo, e c'era il tuo sonno speso a controllare il mio, respiro dopo respiro.

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domenica, 15 aprile 2007

Ho lasciato per troppo tempo le parole dentro all'anima

Alcune cose si riescono ad accettare con maggiore facilità rispetto ad altre somiglianti a una pietanza che si preferirebbe non mangiare, ugualmente mangiata, con la speranza che non faccia venire il mal di stomaco, ma al massimo solo un leggero dolore, una fitta lieve e trasversale.

E si cambia, giorno dietro giorno, forse il cambiamento sarebbe ugualmente avvenuto, ma non è solo una somma di tempo a sancire variazioni, le leve determinanti sono le emozioni che si percorrono.

“Bisogna nutrire l’anima, chè è quel che resta!”

“Mi devi insegnare come si fa, sarà il prossimo argomento di conversazione!”

“Sono un po’ nervosa per tante cose a cui non riesco a dare l’inclinazione che desidero.”

“Adesso non pensarci, vai a dormire.”

Tu sei quello che vuole imparare a nutrire l’anima? Ma ti interessa davvero? Me lo chiedo  tra un bicchiere di prosecco e una casa sottosopra per il passaggio di troppa vita. D’intesa vita, di quotidiano amore.

E a te, invece, che sottolinei caffè diventati freddi per non esser mai stati sorseggiati a fior di labbra, che forse non passerai mai tra le mie righe, che mi stringesti la mano troppo a lungo per esser solo saluto, vuoi scoprire un lembo di pelle o uno di cuore?

Sorrido, che lo so ben fare, nel modo in cui si spalanca una finestra per far arieggiare una camera o si archivia un giornale di tre giorni addietro.

postato da: maisenzailmare alle ore 13:59 | link | commenti
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sabato, 07 aprile 2007

I ricci chiusi, le spine flessibili, un rock duro nel salone del parrucchiere, le scarpe di gomma sotto al tailleur. Il parco, questa sera, immerso nel silenzio. Il ponte sul fiume, il gracidio delle rane sfiorato da vicino, il lento costeggiare del laghetto, la risalita della passerella di legno che adagia sulla sponda opposta. Ancora silenzio, inseguito lungo un giorno di rumori sovrapposti, subiti e mal tollerati.
Un’altalena su cui volare, su cui ritornare per dieci minuti bambina non c’è, forse, in questo posto passano solo i grandi, senza palloni né biciclette né skateboard né cani, come indica il cartello all’ingresso. Cammino sotto agli alberi nella fioca luce dei lampioni, senza il tempo da leggere al polso, con pensieri senza filtro dentro alla borsa, una sigaretta tra le labbra e qualche sciabolata che lascio arrivare in mezzo all’anima.
Ho le mani stranamente calde mentre l’umidità si ferma sul riparo del mio piumino. Ho pensato tardivamente a me, le uova di cioccolato che mi piacciono sono finite nei negozi, nel frigo ne restano una dozzina di gallina che non compensano, accanto alla crema per il viso e alla mostarda. Sono affaticata, dopo quattordici ore di ritmo attivo, e ho deciso di lagnarmi spudoratamente, è una concessione fuori programma, una virata, un cedimento, una slogatura imprevista, un gemito senza piacere.
Scenderà il sonno tra il cuscino e le lenzuola, a spargere acqua distillata sulle pesantezze
e il risveglio sarà digestione a suon di campane.
postato da: maisenzailmare alle ore 23:31 | link | commenti
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domenica, 25 marzo 2007

Io, in mezzo alla vita
che se potessi dipingerla con un colore userei il turchese dei riverberi sull'onde.
Ad allargarsi nel cielo ci sono girandole di sole, calzini stesi ad asciugare e un ottimo caffè. Qualche volta, le parole non prendono forma di suono nè di scritto, durante questi stati mentali consumati con i vestiti strattonati e le strade mezzo vuote, le discussioni interiori smettono di far rumore, paradossalmente zittite da un calderone di moventi. Accade che si resti seduti, quasi si fosse al cinema davanti alla pellicola come spettatori slegati dalle reazioni, in attesa di uscire dalla sala buia con il sacchetto vuoto dai pop-corn e riempito da rimedi che soddisfino necessità e spazzino greggi umidi. Il gusto amaro passa dalle lacrime e dall'amarezza, dal provare e restare sconfitti, dal rialzarsi e restare traballanti. E si riprende a camminare con tutte le andature possibili fino a riassaporare il gusto intensamente dolce della vita. Dal posto più defilato del mio ventre, dove intestino e utero si sfiorano, sale essenza di quiete, quella sensazione così intensa che precede o succede a una tempesta. Ho il viso verso il mare e nessuna voglia che il tempo scorra veloce, ho le trecce sciolte e i miei figli da far diventare uomini  e passi ad avanzar con apparente leggerezza incontro ai giorni.
(Foto di Marco Ricca)
postato da: maisenzailmare alle ore 12:33 | link | commenti
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domenica, 25 febbraio 2007

"E crescendo impari che la felicita' non e' quella delle
grandi cose.


Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come
gladiatori si combatte il mondo per uscirne
vittoriosi...

La felicita' non e' quella di grattacieli da scalare,
di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

E impari che il profumo del caffe' al mattino
e' un piccolo rituale di felicita',


...e impari che la felicita' e' fatta di
emozioni in punta di piedi,
di piccole esplosioni
che in sordina allagano il cuore...

                                   ...impari che il mare puo' aprirti il cuore,

che il profumo della primavera
ti sveglia dall'inverno,


che c'e' qualcosa di amaramente felice
anche nella malinconia.


E impari quanto sia bella e grandiosa la
semplicita'." (Anonimo)

...desidero qualcosa di semplice...

(Foto di Paulo Medeiros)

postato da: maisenzailmare alle ore 23:14 | link | commenti
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sabato, 03 febbraio 2007

Ci vuole armonia

Capita che si faccia una pausa pensatoria. Non che normalmente ciò non accada, anzi, il pensare è l'attività che fa da sottofondo a tutte le azioni che si compiono, ma certi momenti si fa pausa da tutto, si spengono luci e candele, per sistemare negli scaffali della mente. Un pò come si fa negli armadi, al cambio di stagione. Si fa ordine tra le cose da fare, si stabilisce qualche precedenza, si fanno progetti e si cercano soluzioni ottimali per le proprie necessità che, spesso, comprendono anche quelle altrui.  

Sopraggiunge un rimuginare attento, proteso a cambiare il tasso dei mutui accesi con la vita.

I flussi d'informazione sommergono, per cui si scelgono le fasce, per elaborarle con cura. Arriva il malumore per le impotenze, ma si rintracciano piste di equilibrio, si flessibilizza la logica (per chi ne è capace), si diviene creativi (originalità a parte), per portarlo a patteggiare con la scala delle probabilità favorevoli.  C'è una parola, per gradevolezza di sonoro e significato, che solo a pronunciarla sembra un pianoforte in moto: armonia...uno status da attaccarsi addosso...adesso...

(Foto di Carla Maio)

postato da: maisenzailmare alle ore 12:30 | link | commenti
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sabato, 23 dicembre 2006

Mentre 'a vita s'arravoglia tra fogli e ceralacca, rivoli di sudore e scatoloni, semafori e pedaggi, perplessità, ansie, conclusioni e mal di testa, un'immagine sale alla gola e porta scompiglio tra parole intrise d'altra argomentazione...

...è difficile concencentrarsi mentre la mente si mette a vagare, ma il consenso è ampio e i fianchi si sentono ancora stretti dentro al ritmo ondoso di due mani...

Ritorna in chiaro un rigo di saliva che inumidisce il percorso tra la gola e i seni, un sussurro riemerge a scivolare sul ventre, la mano ripercorre un sorriso, le braccia vorrebbero allargarsi per accogliere e stringersi per essere accolte...piove e schiudo l'ombrello con i miei colori,  in mezzo al marciapiedi grigio fumo di Londra.

(Foto di Rui Bento Alves)

postato da: maisenzailmare alle ore 00:49 | link | commenti
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sabato, 16 dicembre 2006

In questo immenso...

Stappo un Bacardi lime, m'assomiglia in questa notte. Sulla scrivania i resti dei dolci di un compleanno bastano per calmare la fame; dentro alle vene un miscuglio d'aceto dolce e troppe stelle da contare. Lui fa cucù ogni ora che passa -'o ssaje comme fa 'o core- una corolla gli va incontro schiudendosi e non sa più contare, ché s'è ubriacato respirando tra i respiri...e non sa se è giorno oppure sera, e non sa se sedersi su uno scoglio ad aspettare l'alba o imbarcarsi su un bastimento fuori dalla rotta dei bus.


...e non riesco più a parlare in questo immenso che dura tutta una vita o un minuto così...”


Ho un pollo da tagliare con le labbra umide, file di libri da rivedere e da baciare, e un desiderio sospeso sulla punta degli occhi. Correre e fermarsi, dormire dentro a un guscio, svegliarsi dentro a un ventre, stringere più forte le tue mani e cercarle sotto al cuscino stamattina. Felice è chi ama i cactus senza pungersi. Qualcosa brucia ancora, ma è l'anima che scotta non la carne. E' sbocciata una rosa, vorrei sentirne il profumo...ma è in te, non lo senti?


e non riesco più a parlare in questo immenso che c'è fra le tue mani...”

postato da: maisenzailmare alle ore 11:29 | link | commenti
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Santa Maria de Buenos Aires
Caricato da Hellheaven

shall we dance
Caricato da romantica-skys